Christine

27 mag

L’altra sera Rai Movie ha riproposto “Christine, la macchina infernale” di John Carpenter. Dopo parecchi anni mi sono quindi messo alla visione di questo piccolo horror-movie tanto bistrattato all’epoca e fra i meno amati di Carpenter.

Tratto dall’omonimo romanzo di King, Christine è invecchiato molto bene e trasmette, senza fare mai sfoggio di scene splatter (che ci potevano anche stare, vista la trama), quella insana atmosfera tipica del cinema carpenteriano migliore.

Certo, dopo averci regalato capolavori come Fuga da New York e La Cosa, si capisce perché questo Christine sia considerato un passo indietro nella filmografia del regista. Ma non per questo è un film da dimenticare. Tutt’altro.

La storia ci riporta più o meno ai luoghi (anche se sono apparentemente ambientati in Stati diversi) e all’epoca di Halloween, tanto che a volte ti viene voglia di guardarti in giro e vedere se a peggiorare la situazione dei protagonisti arriva pure Michael Myers.

Arnie Cunningham, intelligente ma bruttino e sfigato, decide per la prima volta nella sua vita di smettere di fare il bravo ragazzo e di acquistare di getto e senza pensarci la sua prima macchina. Non può certo sapere che questa sua “prima volta” sarà anche l’ultima. Christine, questo il nome della Plymouth Fury del ’58, non è un’autovettura qualsiasi. E’ posseduta da entità malefiche che sconvolgeranno la vita di Arnie e dei suoi amici.  Finale sospeso e ironico, marchio di fabbrica di quasi tutto il cinema carpenteriano.

Fra le scene più riuscite, sicuramente da menzionare l’auto-riparazione di Christine, dopo l’incursione selvaggia dei teppistelli compagni di scuola di Arnie, che l’ha semi-distrutta. Un saggio di cinema allo stato puro: OK, SHOW ME

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FEFF: previsioni e speranze

16 apr

A pochi giorni dall’inizio del festival è finalmente uscita la schedule e, calendario alla mano, ecco i film che forse (salvo cambiamenti dell’ultima ora o pranzi & cene che si protrarranno più del previsto) dovrei riuscire a vedere.

Thermae Romae, tratto dall’omonimo esilarante manga
Moby Dick, thriller/action coreano
Romancing in thin air, melodramma montano firmato Johnnie To
The great magician, con Tony Leung prestigiatore
Song of silence, film corale cinese (il cui cast sarà presente a Udine quasi in toto)
The Egoists, dramma on-the-road dal regista di The Lightning Tree (Hiroki Ryuichi)

+  qualche coreano anni ’70 della retrospettiva “Il decennio oscuro“.

Tutto sommato niente male per due giorni e mezzo di permanenza. Peccato solo di non riuscire a vedere River di Ryuichi Hiroki e One Mile Above di Jiayi Du. Ma tant’è.

Al ritorno, breve resoconto con le avventure e disavventure dei nostri… to be continued

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Far East Film 2012

5 apr

Ebbene sì, sembra incredibile ma è già arrivato aprile.

E, ormai da un bel po’ di primavere, è per me sinonimo di Udine e del suo
Far East Film.

Che, quest’anno, giunge alla sua 14° edizione (dal 2o/4 al 28/4/2012 ). E si presenta così:

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Deanie Yip

3 apr

Ho visto A Simple Life  e, pur con lo straniamento di vederlo doppiato in italiano, mi è piaciuto. Ho apprezzato soprattutto la semplicità, lo stile asciutto della narrazione. Una regia semplice ma concreta, quella di Ann Hui, che fin dagli esordi l’ha contraddistinta in mezzo al calderone di forti emozioni tipico dei suoi colleghi della new-wave di Hong Kong (Tsui Hark-John Woo-Johnnie To).

In Occidente, proprio per questo (forse) non ha mai avuto grande successo, e io stesso l’ho scoperta molto tardi (credo con Summer Snow, altro bel film sulla vecchiaia con la bravissima Josephine Siao).

Deanie Yip non poteva fare di meglio nel tratteggiare una figura così integra e sicura di sé eppur consapevole di vivere una vita “di secondo piano”. E più guardavo il suo inconfondibile sguardo, più mi veniva in mente la scena di Dragons Forever, vecchio film hongkonghese  con il trio Jackie Chan-Sammo Hung-Yuen Biao, nel quale lei era protagonista di una simpatica storia d’amore con Sammo (che fra l’altro fa una comparsata in A Simple Life, insieme al regista Tsui Hark, nella scenetta della riunione operativa sul budget da stanziare per il film a cui sta lavorando Andy Lau).

Il film, puro action anni ’80, lascia poco spazio all’introspezione, però fra sparatorie e combattimenti (questi ultimi fra i migliori della storia del cinema) riesce ad inanellare una serie di divertenti momenti comici e/o sentimentali.

Come questo che voglio condividere con voi (la scena inizia al minuto 3:00)

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Una tripla A per B che se ne va

17 mar

Blockbuster chiude.
No, non voglio fare un post melodrammatico sulla chiusura di quella che tutto sommato è una catena che noleggia e vende film come fossero patatine (e infatti vende anche quelle).

Quindi niente lacrime. Però è indubbio che blockbuster ha rimpiazzato, nel bene e nel male, le tradizionali videoteche che prima del suo arrivo erano le uniche depositarie della fruizione cinematografica domestica. Oddio, a dire il vero bisognerebbe forse analizzare il caso da una prospettiva diversa. Cioè che l’avvento dell’importante catena filmosa ha letteralmente spazzato via la “concorrenza”, causando la chiusura di molte piccole videoteche che non potevano certo permettersi di avere sempre disponibili (e in decine di copie) le ultime uscite. Io già ci bazzicavo in questi piccoli luoghi di culto cinefilo e si poteva trovare davvero di tutto: dall’ultimo vincitore dell’Oscar a sconosciuti film orientali come “Storia di fantasmi cinesi“. Tutti rigorosamente in VHS (eh???). Per non parlare del rapporto di fiducia con i titolari che, prima di essere venditori, erano appassionati di cinema.

Quindi dovrei essere contento. E invece non del tutto. Perché un po’ a blockbuster ci ero affezionato.

Tutto ciò che ho appena detto è vero, però il giorno dell’apertura del negozio in città me lo ricordo bene (era il 1997, più o meno) e sono stato uno dei primi a fare la tessera. Perché prima di tutto ero affamato di film. E lì ce n’erano molti. E ogni tanto riuscivi pure a scovare qualche chicca. E non ti importava che i commessi (o almeno buona parte di loro) fossero totalmente incompetenti. Ci andavi e tornavi a casa con una manciata di intrattenimento e cultura.

Oggi ci sono stato per l’ultima volta. Sembrava di essere all’interno di uno di quei film apocalittici, con scaffali vuoti e gente che cerca di portarsi a casa qualsiasi cosa (sorvoliamo su certi film che non avrei preso nemmeno se i soldi me li avessero dati loro!!). D’altronde svendevano tutto a pochi euro e, nonostante una fila di gente impressionante davanti all’unica cassa aperta (!), anch’io sono riuscito ad accaparrarmi 3 titoli (che non ho mai visto ma di cui avevo sentito parlare piuttosto bene).

3 film – 3 euro – 3 A:

Che ve ne sembra? Non male come souvenir!

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Criterion collection

20 feb

Criterion Collection per gli appassonati di cinema è, da molti anni, sinonimo di qualità, passione e cura dei dettagli. La Criterion non è altro che un’azienda americana che si occupa di ri-editare in dvd (ora anche in blu-ray) film che hanno lasciato un segno nella Storia del Cinema. All’opera fin dalla metà degli anni ’8o, quando si occupava di riversare i film su supporto Laser Disc (il primo è stato Blade Runner!), la Criterion cura ogni dettaglio della lavorazione: dagli aspetti tecnici (formato originale, qualità audio e video) fino alle cover dvd dei film presentati.

Ed è proprio su questo aspetto, apparentemente frivolo, che vorrei soffermarmi. Le cover, cioè le copertine dei dvd.

Ancor prima di “toccare con mano” il film e di saggiarne le qualità tecniche, ciò che colpisce è l’abito. Prendendo spunto dalla locandina originale, il team grafico della Criterion realizza veri e propri capolavori che invogliano ogni appassionato (che dentro di sé è spesso anche un collezionista piuttosto esigente) ad avere l’oggetto del desiderio… o perlomeno a farci un pensierino!

Ecco qualche significativo esempio:

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Take Shelter

12 feb

Riprendo volentieri la segnalazione del blogger WhiteRussian riguardo questo piccolo film decisamente interessante (uscito negli Usa a settembre 2011, mentre qui in Italia si attende ancora una data ufficiale).

Non ho avuto ancora modo di vederlo ma, a leggere le non poche recensioni online, sembra di trovarsi di fronte ad un’opera riuscita… perlomeno nell’intento di colpire la mente dello spettatore. La storia di TAKE SHELTER, dal sapore apocalittico, è presto detta: un operaio che conduce una vita come tante (moglie, figlia, casa e lavoro) inizia ad avere delle visioni, degli incubi ad occhi aperti, su una fantomatica tempesta che si dovrebbe abbattere presto su di loro. Per questo, pur senza contare sull’aiuto di nessuno, inizia a lavorare nel costruire un rifugio per sé stesso e per la propria famiglia. Avrà ragione o solo bisogno di un buon dottore?

Regia: Jeff Nichols
Cast: Michael ShannonJessica ChastainShea WhighamKathy Baker 

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