A pochi giorni dall’inizio del festival è finalmente uscita la schedule e, calendario alla mano, ecco i film che forse (salvo cambiamenti dell’ultima ora o pranzi & cene che si protrarranno più del previsto) dovrei riuscire a vedere.
Thermae Romae, tratto dall’omonimo esilarante manga
Moby Dick, thriller/action coreano
Romancing in thin air, melodramma montano firmato Johnnie To
The great magician, con Tony Leung prestigiatore
Song of silence, film corale cinese (il cui cast sarà presente a Udine quasi in toto)
The Egoists, dramma on-the-road dal regista di The Lightning Tree (Hiroki Ryuichi)
+ qualche coreano anni ’70 della retrospettiva “Il decennio oscuro“.
Tutto sommato niente male per due giorni e mezzo di permanenza. Peccato solo di non riuscire a vedere River di Ryuichi Hiroki e One Mile Above di Jiayi Du. Ma tant’è.
Al ritorno, breve resoconto con le avventure e disavventure dei nostri… to be continued
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Christine
27 magTratto dall’omonimo romanzo di King, Christine è invecchiato molto bene e trasmette, senza fare mai sfoggio di scene splatter (che ci potevano anche stare, vista la trama), quella insana atmosfera tipica del cinema carpenteriano migliore.
Certo, dopo averci regalato capolavori come Fuga da New York e La Cosa, si capisce perché questo Christine sia considerato un passo indietro nella filmografia del regista. Ma non per questo è un film da dimenticare. Tutt’altro.
La storia ci riporta più o meno ai luoghi (anche se sono apparentemente ambientati in Stati diversi) e all’epoca di Halloween, tanto che a volte ti viene voglia di guardarti in giro e vedere se a peggiorare la situazione dei protagonisti arriva pure Michael Myers.
Arnie Cunningham, intelligente ma bruttino e sfigato, decide per la prima volta nella sua vita di smettere di fare il bravo ragazzo e di acquistare di getto e senza pensarci la sua prima macchina. Non può certo sapere che questa sua “prima volta” sarà anche l’ultima. Christine, questo il nome della Plymouth Fury del ’58, non è un’autovettura qualsiasi. E’ posseduta da entità malefiche che sconvolgeranno la vita di Arnie e dei suoi amici. Finale sospeso e ironico, marchio di fabbrica di quasi tutto il cinema carpenteriano.
Fra le scene più riuscite, sicuramente da menzionare l’auto-riparazione di Christine, dopo l’incursione selvaggia dei teppistelli compagni di scuola di Arnie, che l’ha semi-distrutta. Un saggio di cinema allo stato puro: OK, SHOW ME
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