su_Les Diables

Recupero (aggiornandola) questa mini-recensione scritta tempo addietro, quando mi occupavo di un altro blog, perché il film è immeritatamente poco conosciuto ed invece merita attenzione. Venne proposto all’interno di una rassegna dedicata al tema inflazionato della “giovinezza” e scelto praticamente a scatola chiusa. Insieme ad alcuni amici avevo letto questa recensione e ne fummo tutti entusiasti. Col senno di poi devo dire che abbiamo fatto la scelta giusta.

Il fim parte subito in quarta, con i due ragazzini protagonisti in fuga dopo aver rubato del cibo, e ci catapulta immediatamente nel loro mondo… senza filtri, senza introduzioni esplicative… lasciando quindi lo spettatore senza punti di riferimento. Scopriamo poi che Joseph e Chloé (questi i loro nomi) sono fratello e sorella abbandonati dalla nascita e costretti a vivere contando solo sulle loro forze alimentate dal fortissimo legame che li unisce, dovuto anche alla malattia di Chloé (autismo). Da qui in avanti inizia un susseguirsi quasi senza sosta di fughe (dalla scuola, dal centro di riabilitazione, dal carcere minorile, dalla propria madre, dalle convenzioni e dalle regole della vita adulta) intramezzate da attimi di serenità (quasi surreali nella loro estraneità col mondo esterno) vissuti con estrema partecipazione e coinvolgimento emotivo.

Al di là di tutto, ciò che salta subito agli occhi è la mostruosa bravura dei due piccoli attori: Vincent Rottiers e Adele Haenel, entrambi alla loro prima esperienza cinematografica, tratteggiano con incredibile realismo i rispettivi ruoli. Il primo capace di destreggiarsi abilmente sia quando indossa la “maschera” del duro, di quello che non ha paura di niente e di nessuno, di quello che se la sa cavare da solo in qualsiasi situazione, sia quando se la toglie e recita la parte del fratello sensibile e protettivo; la seconda eccezionale nel reggere per l’intero film (che ricordiamo, non si stacca mai dai due protagonisti, nemmeno per un secondo) il difficile ruolo di ragazzina autistica, non trasformandolo mai in una macchietta ma, al contrario, riuscendo a trasmettere forti emozioni attraverso le sole espressioni del viso e qualche gesto ripetuto all’infinito. Un applauso a loro e, di riflesso, anche al regista Christophe Ruggia che è stato capace di indicare la giusta strada da percorrere ai giovanissimi attori per rendere le loro interpretazioni tanto intense. Se a questo aggiungiamo una fotografia capace di esaltare le ambientazioni naturalistiche che il paesaggio rurale francese offre, un’efficace colonna sonora (il cui incalzante tema principale accompagna le scene più forti e ricche di pathos) e un montaggio che alterna sapientemente scene di vita quotidiana dura e cruda a delicati momenti poetici di grande (e spesso audace) intimità, otteniamo un’opera degna di essere (ri)scoperta.

Qui potete vedere il trailer (purtroppo in bassa risoluzione):

 

 

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