su_Dragon Trainer

David Mamet in uno dei suoi libri usciti in Italia (forse l’interessante “I tre usi del coltello“) consigliava i lettori/aspiranti registi-sceneggiatori-montatori di studiare il cinema d’animazione. D’altronde, chi più di loro (l’infinito team che sta dietro ad ogni lavoro animato) sa come pensare le inquadrature, concepire le scene, veicolare le emozioni? Chi più di qualcuno che deve inventare OGNI-SINGOLA-COSA e realizzarla passando direttamente dalla pre alla post-produzione?

Una volta (fino a pochi anni fa, in realtà) si parlava di cinema d’animazione con la C maiuscola solo in pochissimi e rari casi. Certi Disney (forse), una manciata di film francesi (Il pianeta selvaggio o, più recentemente, Appuntamento a Belleville), la Pixar o lo Studio Ghibli. Tutti gli altri erano film anche carini ma destinati quasi esclusivamente al target “bambini e ragazzini” e ai cinema della domenica pomeriggio.

Ora non è più così. Ed è sempre bello vedere come i film d’animazione stanno diventando davvero un’intelligente alternativa al cinema “in carne e ossa”.

Ecco quindi che Dragon Trainer si rivela sorprendentemente un film non solo divertente, spensierato e con tanta azione ma anche intelligente, profondo, sensibile e sotto sotto anche un po’ educativo. Però senza diventare ovvio, senza moralismi spicci, senza cadere nella retorica.

Tratto da un recente (2003) libro per bambini di Cressida Cowell, il film racconta, attraverso gli occhi di Hiccup un ragazzino 14enne tanto intelligente quanto apparentemente estraneo all’habitat e ai componenti della sua famiglia e del paese in cui vive, l’eterna lotta fra i vichinghi e i draghi. Rispettivamente i buoni e i cattivi. Ma sarà davvero così? L’incontro e la seguente amicizia fra lui e il drago più feroce (chiamato “Furia Buia” dai vichinghi e “Sdentato” da Hiccup) gli farà capire molte cose ed insegnerà a tutti una lezione molto importante: gli esseri viventi non sono cattivi di natura ma per necessità o per difesa. E se riusciamo a comprendere questo concetto, possiamo togliere la corazza che abbiamo addosso e vivere in armonia.

Tranquilli comunque. Non è un polpettone filosofico new-age. Stiamo comunque parlando di draghi, vichinghi, combattimenti e fuoco a volontà! Però, in tutto questo calderone gli autori riescono anche trattare certe tematiche: la diversità, l’handicap, il nuovo (inteso anche come pensiero) non capito e osteggiato… e poi ovviamente l’amicizia, la rivalità, il rapporto fra padre e figlio, la competizione, l’astuzia e l’ingegno dell’età adolescenziale rispetto all’ottusità dell’uomo adulto. E lo fanno con una delicatezza e un senso del ritmo e dell’equilibrio narrativo che non ha nulla da invidiare rispetto al miglior cinema in circolazione.

Poi si può anche parlare delle migliorìe tecniche che film dopo film rendono sempre più realistici e convincenti i fondali, i dettagli e soprattutto le espressioni dei personaggi: rendendoli finalmente così simili a noi da poterci immedesimare in loro e vivere le stesse avventure senza il filtro della mancata verosimiglianza (i movimenti troppo scattosi, i sorrisi finti, la gamma di emozioni espresse troppo ridotta, ecc…).

Tanto simili a noi che in un futuro non remoto credo fermamente che si potrà parlare di recitazione animata (e chissà se un giorno verrà mai candidato e forse persino premiato, con l’Oscar?, un attore virtuale!).

Un inaspettato gioiellino che consiglio a tutti di vedere.

[copyright frame: DreamWorks Animation, Mad Hatter Entertainment]

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