su_Black Swan

Sconvolgente. Questo è stato il primo commento* che sono riuscito a pronunciare subito dopo la comparsa dei titoli di coda dell’ultimo film di Darren Aronofsky.

Premetto due cose. La prima è che sono probabilmente l’ultimo dei cineblogger che ha visto la pellicola in questione, dal momento che sono parecchi giorni che praticamente tutti parlano di Black Swan, dei suoi pregi e dei suoi difetti. Inoltre molti di loro avevano già visto il film a Venezia. La seconda è che sono anche l’ultimo che ne può/sa parlare con cognizione di causa. Ho letto molte ottime recensioni, una delle quali esprime efficacemente anche la mia opinione e quindi la voglio condividere con voi (non me ne vogliano gli altri blogger, sarà per la prossima volta! :p)

Ecco quindi Black Swan visto dal blog di C’era una volta il cinema.

Detto questo, alcuni commenti sparsi sono comunque d’obbligo. Erano anni che non uscivo dal cinema così stravolto, fisicamente ed emozionalmente. Pochi film mi hanno lasciato sotto pelle una carica di adrenalina tale da far fatica a prendere sonno. Mi vengono in mente le serate passate a disquisire su Eyes Wide Shut oppure su La sottile linea rossa. E, come nei casi appena citati, anche in questo partivo da enormi aspettative, essendo il “genere” trattato da Aronofsky uno dei miei preferiti: un thriller psicologico che si tramuta gradualmente ed inesorabilmente in horror puro.

Mentre lo guardavo mi tornavano alla mente alcuni film che, con Black Swan, hanno più di una cosa in comune. Impossibile non confrontare la fragilità di Natalie Portman a quella di Mia Farrow in Rosemary’s Baby. Ma tutta la trilogia del male di Polanski trova punti di raccordo con il recente capolavoro di Aronofsky: non è questa una discesa verso gli inferi degna della Denauve di Repulsion o dello stesso Polanski ne L’inquilino del terzo piano? E il continuo rimando al doppio, agli specchi, all’immagine riflessa, alle allucinazioni sensoriali (visive e uditive) non può non riportare alla mente quel gioiello che è Perfect Blue, thriller d’animazione ed esordio alla regia di Satoshi Kon.

Ciò che colpisce però è che, nonostante tutto questo sapore di “già visto”, Aronofsky riesce miracolosamente ad evitare le citazioni, gli ammiccamenti, gli omaggi per dedicarsi anima e corpo a raccontare la storia di questo percorso autodistruttivo. E lo fa con una precisione chirurgica, da un parte togliendo  il superfluo e dall’altra caricando all’inverosimile la percezione che Nina, la protagonista (il ruolo della vita per Natalie Portman, che sembra nata per recitare questa parte), ha di ciò che le sta attorno. E questo disagio che piano piano si insinua sotto pelle non è reso solo narrativamente ma anche visivamente (molto efficaci, in questo senso, le riprese ravvicinate in movimento che seguono la protagonista, grezze, traballanti e  spesso bruscamente tagliate nel bel mezzo di un’azione, in netto contrasto con le sinuose movenze della danza classica; così come anche tutte le scene ambientate in metropolitana, capaci di trasmettere una palpabile inquietudine).

[international teaser posters: fonte Empire]

Da notare inoltre l’eccellente utilizzo della computer grafica, capace di creare immagini in grado di trasmettere sensazioni/visioni/tormenti senza la minima soluzione di continuità, e lo straordinario lavoro sul suono: le trasformazioni graduali da cigno bianco a cigno nero vengono rese attraverso i rumori, gli effetti sonori, prima ancora che attraverso le mutazioni fisiche (unica nota: chi ha visto i precedenti lavori di Aronofsky sa che il regista ama soffermarsi sui dettagli truculenti… quindi astenersi spettatori troppo sensibili).

Gli attori fanno il resto. Mila Kunis E’ la sensualità che manca alla frigida perfezione della Portman, Vincent Cassel è esemplare nel suo ruolo di traghettatore fra il bene e il male (con la faccia che si ritrova non poteva essere altrimenti) e Barbara Hershey è bravissima nel tratteggiare in poche scene la figura di una madre protettiva ma psicologicamente instabile.

Un film notevole, potente, convincente. Da vedere assolutamente.

* il primo commento che ho sentito, invece, è stato di tenore differente… un mio vicino di poltrona (che non conoscevo) si rivolge alla moglie/compagna che gli aveva chiesto come gli era sembrato il film, pronunciando la seguente dichiarazione: “mah, se podeva far de meio!” (pronunciato in dialetto trentino)

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6 pensieri su “su_Black Swan

  1. ottima recensione. Mi hai convinto: è meglio non infilare me e mia moglie in un imbuto di ansia e patimenti, quindi lo salteremo ;o)
    Grazie mille! ;op
    Alla prossima recensione.

  2. hai ragione quando dici che il sonoro e’ uno degli elementi piu’ forti del film: viene utilizzato per evocare suggestioni e creare inquietudine con vera maestria proprio come nella migliore tradizione degli horror puri, cosa che Black Swan non e’ ma di cui mutua molti elementi

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