su_Secret Sunshine

Poetry, l’ultimo film di Lee Chang-Dong sta per uscire in Italia (il 1 aprile… quindi se lo leggete sul giornale credeteci e andate a vederlo, non è un pesce d’aprile!).

Un evento per i film coreani che, solitamente, non vengono particolarmente apprezzati dal circuito distributivo nostrano a causa di scelte di mercato a tutt’oggi piuttosto oscure. Dopo gli exploit di Kim Ki-Duk e del Park Chan-Wook di Old Boy e Lady Vendetta, il cinema coreano sembrava “relegato” ai festival di settore (il FEFF di Udine o il Korea Film Festival di Firenze, che guarda caso quest’anno apre proprio con Poetry alla presenza del regista).

Ecco quindi un buon motivo per rispolverare un mio vecchio commento riguardante il film precedente del maestro sud-coreano, quello che ha segnato il ritorno dietro la macchina da presa di Lee Chang-Dong dopo alcuni anni di inattività.

Intriso di tristezza ed emozioni a volte trattenute, a volte urlate a squarciagola, Secret Sunshine (in originale Milyang, dal nome della cittadina in cui la protagonista si trasferisce) si inserisce perfettamente all’interno di un quadro autoriale ben definito: a Lee Chang Dong interessa scandagliare i meandri dell’anima, dei sentimenti repressi, della mente sconvolta da accadimenti che vanno al di là dell’umana sopportazione. Un cinema sofferente, che racconta la perdita, la solitudine, l’incomprensione, la malattia…ma lo fa sempre senza scadere in facili soluzioni, senza far ricorso a moralismi inopportuni ed anche senza peli sulla lingua. Come nella scena in cui Jeon Do-Yeon (eccezionale, non a caso premiata all’ultimo Festival di Cannes per la sua interpretazione) si ribella con forza alla fin troppo veloce assoluzione della Chiesa verso la “causa del suo male” rispetto al dolore subìto e mai cicatrizzato.

Dopo Green Fish, Peppermint Candy, Oasis…e dopo aver abbandonato temporaneamente il cinema per dedicarsi alla sua gente come Ministro della Cultura e del Turismo, Lee Chang-Dong questa volta ci parla di una donna, una giovane donna di Seul, che si trasferisce col figlioletto nel cittadina originaria del marito appena scomparso. Abituata ad una vita “a tre” e con i ritmi della capitale, riesce piano piano a crearsi una dimensione nuova, grazie all’aiuto morale della gente del luogo. Particolari attenzioni le vengono rivolte soprattutto da un simpatico gestore di un’auto-officina del posto, interpretato da Song Kang-Ho. Ma proprio nel momento in cui sembra aver trovato la tanto agognata pace ed un soffio di serenità, il destino crudele la condanna a soffrire la pena più grande per una madre. E la risalita sarà un’impresa assai ardua, con conseguenze che lasceranno il segno per sempre.

Forse pecca un pò nella durata (classico problema di quasi tutti i film coreani) ma questo non toglie spessore ad un’opera dall’intensità unica. Chissà se verrà un giorno distribuito pure qui in Italia (forse direttamente in dvd sull’onda di Poetry)… intanto godetevi (si fa per dire) il trailer originale:

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2 pensieri su “su_Secret Sunshine

  1. grande notizia quella dell uscita di poetry nelle nostre sale. anche se penso si vinca facile scommettendo su una distribuzione non esattamente capillare (20-30 copie?).
    questo secret sunshine mi manca e vedrò di rimediare

  2. Debbo dire con molta amarezza che a me Poetry ha deluso: poeticità forzata, situazioni imbarazzanti, una narrazione che non ha neppure un centesimo della forza di Peppermint Candy (il suo capolavoro a mio avviso), di Oasis e tutto sommato anche di Secret Sunshine, dove i cardini sono soprattutto le interpretazioni dei due protagonisti.
    Chiaramente correte a vederlo Poetry, perchè comunque è opera di un regista importante che deve la sua distribuzione in Italia fondamentalmente al fatto di essere uno di quei cineasti contesi da tutti gli ambienti festivalieri.

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