su_Norwegian Wood

Ecco, lungi da me il desiderio di sostituirmi a charlie e wayne del blog Ho Visto un Libro, però ieri mi è capitato di vedere proprio il film tratto da uno dei miei romanzi preferiti (forse IL romanzo preferito) e non sono riuscito a trattenermi dal fare ripetuti confronti fra l’opera scritta e quella filmata.

Iniziamo col dire di che cosa stiamo parlando: Norwegian Wood, ultimo film del regista franco-vietnamita Tran Ahn Hung (già autore di Cyclo e Il profumo della papaya verde) e trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Haruki Murakami.

Non voglio dilungarmi troppo sul romanzo, mi limito a dire che (per chi ancora non l’avesse letto) si tratta di uno straordinario racconto di formazione (intellettuale, sociale, sessuale, politica, musicale) ambientato nel Giappone degli anni ’60. Insomma, il capolavoro letterario di Murakami.

Difficile trasformarlo in un film, ma non impossibile. Anche perché, a differenza di altri lavori dell’autore giapponese, la quotidianità non apre al fantastico, all’incomprensibile, all’assurdo. E’ tutto giocato sulle emozioni trattenute , inconsapevoli, ingenue, tipiche di un’età complicata che racchiude in sé  il compito di traghettarci dall’adolescenza alla vita adulta. E sullo sfondo un Giappone in crescita che deve però fare i conti da un lato con le aperture verso l’Occidente e dall’altro con una mentalità rigida e conservatrice.

Purtroppo però il risultato non è all’altezza delle aspettative.

Pur cercando di discostarci dalla voglia di fare continui paragoni e controlli incrociati e provando a vedere il film come un’opera a sé stante, il problema che affiora e che persiste per tutta la visione è uno solo: mancanza di emozioni. La perfezione delle inquadrature, della fotografia (magnifica per altro), dei continui (forse troppi) movimenti della macchina da presa, delle scenografie e degli abiti che ricostruiscono perfettamente gli ’60, dei dialoghi spesso ricalcati pari-pari dal romanzo, contribuisce a inaridire la narrazione. Diventa l’unico motivo per continuare la visione del film. Il contenuto diventa secondario rispetto alla forma negandoci la possibilità di appassionarci ed immedesimarci nei protagonisti attraverso le gioie e i tormenti di un’adolescenza che, seppur diversa dalla nostra (per cultura e per periodo storico), parla sempre la stessa lingua: crescere significa perdere, imparare, soffrire, vivere.

In questo contesto, i giovani attori seppur bravi (specialmente Rinko Kikuchi nel ruolo di Naoko) appaiono nell’insieme come burattini che passano da una scena all’altra senza una particolare convinzione. Sembrano slegati gli uni con gli altri, sembrano quasi appartenere a mondi diversi. Ognuno ha il suo compito e lo porta fino in fondo. Ma non interagiscono o, perlomeno, questa interazione e complicità non traspare dalla visione del film.

Certo, qualche momento intenso non manca (in un film che dura più di due ore sarebbe inconcepibile). Basti pensare al lunghissimo e drammatico piano sequenza che segue Watanabe e Naoko, in una delle loro abituali camminate a passo veloce, la sera che lui va a trovare lei nella comunità dove Naoko è in cura.

Ma, purtroppo, non è sufficiente per dire che si tratta di un film riuscito.

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4 pensieri su “su_Norwegian Wood

  1. Ancora non l’ho visto anche perchè penso di essere uno dei pochi a cui il libro non ha entusiasmato (preferisco dance dance dance che pure non considero un capolavoro). immaginando il lavoro fatto dal regista sull’adattamento, poi, non sono molto invogliato a farlo. ah, e rinko kikuchi mi è antipatica. insomma tutto gioca a sfavore del film, chi sa se riuscirò a superare tutti questi pregiudizi e vederlo. in caso dirò la mia

  2. non ho letto il libro, quindi la mia visione del film non sarà condizionata da questo fattore e non rischierò di essere deluso…
    la colonna sonora firmata da jonny greenwood dei radiohead comunque per me è di buon auspicio

  3. A me è piaciuto molto ( come il romanzo d’altronde); certo uno dovrebbe assolutamente svincolarsi dallo scritto per poter serenamente giudicare ( e non è facile) , però indubbiamente qualche difetto il film ce lo ha, primo fra tutti quello di lasciare troppo in penombra i personaggi di contorno che comunque hanno la loro importanza (Reiko, Nagasawa,Midori). Formalmente il lavoro è ineccepibile ( ma Tran lo conosciamo…)e tende a focalizzarsi molto sulla tormentata storia d’amore tra Toru e Naoko, e lo fa bene secondo me.

  4. With every thing that appears to be building throughout this particular area, your perspectives happen to be somewhat exciting. However, I beg your pardon, because I do not subscribe to your entire theory, all be it refreshing none the less. It looks to everyone that your opinions are generally not entirely rationalized and in reality you are generally yourself not even totally convinced of the argument. In any case I did appreciate reading through it.

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