su_BORIS il film

Non mi è capitato spesso di ridere (anche sguaiatamente) al cinema guardando un film italiano. Forse, l’ultima volta che mi è capitato è stato con la simpatica commedia d’esordio del trio di Aldo-Giovanni-Giacomo, ovvero l’ormai celebre “Tre uomini e una gamba“.

Ok, non ho visto Checco Zalone né l’ultima opera di Albanese, però a naso non credo di essermi perso chissà che capolavoro.

Se volessimo descrivere BORIS il film in una sola parola, quella sarebbe forse “coerente“. Sì perché, dopo una serie tv fra le più divertenti mai scritte e girate degli ultimi anni (capace di descrivere l’assurdo mondo della produzione di fiction televisive con una forte dose di ironia dissacrante e di cinismo), l’approccio al cinema segue un preciso percorso narrativo che porta lo stesso cast tecnico televisivo a confrontarsi col cinema di serie A: il regista René Ferretti (interpretato dal formidabile attore-doppiatore Francesco Pannofino, voce ufficiale di Clooney e di Denzel Washington) stanco di dover girare scene a dir poco imbarazzanti lascia il set della fiction sulla vita romanzata di papa Ratzinger (!) e, dopo un periodo di magra, torna con un progetto cinematografico di tutto rispetto: portare sul grande schermo il libro di denuncia “La Casta”. Ne sarà capace?

Inutile dire che i problemi saranno innumerevoli e scateneranno un tale effetto domino che porterà i nostri a riconsiderare la loro avventura fuori porta e a voler tornare presto al vecchio e tanto disprezzato ovile televisivo.

Un gran bel film comico, pieno di gag intelligenti (geniali soprattutto quelle che riguardano l’attrice famosa ma tanto insicura da non riuscire a spiccicare parola, le incursioni nel covo degli sceneggiatori e i riferimenti ai volgarissimi cinepanettoni nostrani), che gioca con il pubblico e lo travolge con le idiosincrasie e le manie tipiche dei cast artistici & tecnici che stanno alla base di ogni pellicola… e che si riveleranno perfino superiori in assurdità a quelle dei colleghi televisivi.

La forza del film è quella di non sembrare solo un’episodio lungo della serie ma di apparire più come un’evoluzione cinematografica della serie stessa. Certo, chi non conosce la serie probabilmente ride la metà se non sa cos’è “Gli occhi del cuore”, se non ha idea di chi sia lo stagista sfruttato Alessandro o che l’unico obiettivo che sta a cuore del direttore della fotografia è il reperire dei buoni stupefacenti.

Ma questo è un rischio che tutti i film ricavati da una serie tv corrono. Non tutti però riescono nell’intento di far divertire in maniera genuina e intelligente. Un bravo quindi a tutto il cast e soprattutto agli sceneggiatori-registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.

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