cine_memories #1

Un cinefilo vive essenzialmente di ricordi. Con questa nuova piccola rubrica, cercherò di condividere con voi qualche “memories” legata a qualche momento particolare del mio personale percorso nel favoloso mondo dei film ^_^

Comincio con il cinema di Hong Kong (uno dei miei primi amori cinematografici, ne parlavo qualche tempo fa nel blog di Tomobiki) e con i primi tre film che ho visto e di cui mi sono immediatamente e perdutamente innamorato. Sono stati loro, molti anni fa, a scatenare in me questa passione che mi porta ancora oggi a parlare e discutere di film & affini (nonché a gestire il blog che state leggendo).

A BETTER TOMORROW di John Woo (1986)


Il primo film di John Woo che ho visto e che ha sconvolto (prima) e ampliato (dopo) la mia percezione dell’action-movie moderno. Abituato ai blockbuster americani tipici degli anni ’80 (Stallone, Schwarzenegger, Chuck Norris, Bruce Willis…) tutto esplosioni e ironia spiccia, guardando A Better Tomorrow venivo a conoscenza di un modo di fare cinema diverso, esagerato sì nell’action pirotecnico (anche più di quello made in Usa) ma “equilibrato” da una pari esagerazione dei sentimenti. L’amicizia, l’amore, il tradimento, il coraggio, il rispetto, il codice d’onore sono tutti elementi che danno sapore (a volte anche molto amaro) al film e che condiscono l’azione più spettacolare (all’epoca Hong Kong aveva i coreografi più bravi e gli stuntmen più folli del mondo). Avevo scoperto, insomma, il melodramma abbinato al cinema d’azione. Quello che il critico Rick Baker chiamò heroic-bloodshed. Poi vennero i film più compiuti del maestro hongkonghese, The KillerHard BoiledA Bullet in the Head. Ma tutto nacque da questo piccolo grande film! Il bravissimo (ma fino ad allora poco utilizzato al cinema) Chow Yun-fat divenne l’icona del genere nonché l’attore feticcio di John Woo.

HONG KONG EXPRESS di Wong Kar-wai (1994)


Uno stile unico, quello di Wong Kar-wai, al servizio di un film girato per le strade di Hong Kong. Due episodi (in origine dovevano essere tre, ma il terzo non venne girato e diventò l’anno successivo un film a sé stante, Angeli Perduti) che hanno rivoluzionato il cinema d’autore. Prendendo spunto un po’ dai maestri francesi della Nouvelle Vague e un po’ dall’esperienza fatta a fianco del suo “maestro” Patrick Tam, Wong porta sullo schermo piccole storie di vita quotidiana legate l’una con l’altra da un sottile filo di congiunzione: entrambi i protagonisti delle due storie narrate (Takeshi Kaneshiro e Tony Leung chiu-wai) sono giovani poliziotti di quartiere. Il primo, dopo essere stato lasciato dalla ragazza, si prende una cotta con una strana donna (Brigitte Lin) che fa affari illegali con la comunità pakistana che vive all’interno delle Chungking Mansion. Il secondo, amante di una hostess sempre in giro per il mondo per lavoro, si ritrova tampinato da una giovane ragazza (interpretata dalla deliziosa Faye Wong) che fa la commessa in un banchetto per le strade di Hong Kong. Fotografia eccezionale di Chris Doyle (divenuta libro di testo per gli appassionati), musiche indimenticabili (la bellissima versione di Dreams dei Cranberries interpretata da Faye Wong se la gioca con California Dreamin’ dei Mamas & Papas, vero e proprio tormentone dell’episodio n°2) ed uno stile registico che ha fatto storia (fra rallenti e movimenti concitati girati con la camera a mano).

STORIA DI FANTASMI CINESI di Ching Siu-tung (1987)


Una vera e propria esperienza visiva questa opera del regista-coreografo Ching Siu-tung, nonché uno dei primi film hongkonghesi giunti in Italia grazie allo sdoganamento della Mostra del cinema di Venezia. Un caleidoscopio di emozioni, di paesaggi ancestrali, di comicità anche grezza mista a momenti di delicata poesia, di scene di combattimento furiose che vanno ben al di là delle consuete leggi di gravità: insomma, un film di HK duro e puro! Che non fa sconti a nessuno ma che può rivelarsi, a chi lo guarda con occhi non velati da pregiudizio, un’esperienza indimenticabile. Così è stato per me. Lo avevo addocchiato in una delle primissime videoteche di Trento, poi l’ho recuperato e visto grazie ai numerosi scambi fra appassionati di questo strano e fantasmagorico universo cinematografico parallelo (all’epoca non c’era ancora internet e ci spedivamo copie di vhs con sottotitoli in inglese che fuoriuscivano spesso e volentieri dai bordi dell’inquadratura lasciando spazio all’immaginazione… e sì, i dinosauri si erano già estinti!). Indimenticabile l’interpretazione del compianto Leslie Cheung, l’eterea bellezza di Joey Wong e lo scatenato rap del prete taoista Wu Ma. Il capostipite di un filone che si andrà a realizzare compiutamente con la saga di Swordsman.

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3 pensieri su “cine_memories #1

  1. Non ho visto il terzo.
    I film di john woo girati in patria, sono bellissimi, ma invecchiano terribilmente male. Vederli oggi fa un certo effetto. Per me il capolavoro rimane The Killer.
    Hong Kong Express è uno dei migliori Kar-wai.. il primo episodio è abbastanza anomino, mentre l’altro da solo vale più di tantissimi film messi insieme.

  2. A modo loro tre grandi film, ognuno con la sua storia particolare; la trilogia di A better tomorrow rimane uno dei momenti più alti del Cinema di ogni tempo, non capisco che intendi Watanabe con “invecchiano terribilmente male”, a mio avviso invece sono come il vino, più invecchiano e più acquistano un sapore epico.
    Hong Kong Express non ha raggiunto la fama di In the mood for love, ma credo sia insieme ad Ashes of time il miglior lavoro di Wong.
    La storia di fantasmi cinesi merita una revisione, lo ricordo poco, anche se ricordo anche che mi colpì molto.

  3. Quando dico invecchiano male, non intendo che sono brutti da vedere oggi. Ma che hanno un’estetica fortemente marcata e sorpassato (vuoi per la fotografia, le scene, il sonoro). Per farti capire un film come The Warriors o Fuga da New York sembrano girati 10 anni dopo..
    Poi capisco che a te missile il cinema di Hong Kong piace parecchio, se mi dici che è uno dei momenti di cinema più alti di tutti i tempi.
    Mi dispiace, adoro John Woo, ma non così tanto.

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