su_August in the Water

Ishii Sogo non è un regista facile. E i suoi film non sono certo per tutti i gusti. Però è un autore. E uno di quelli della miglior specie, cioè di quelli che sperimentano, che non si accontentano, che cercano sempre di cambiare e provare storie e stili differenti (e mai troppo concilianti).

Ecco perché ogni suo film è un’esperienza. Un po’ come con Tsukamoto.

In questo caso la curiosità era tanta, dal momento che AUGUST IN THE WATER era uno dei primi film giapponesi di cui avevo letto (non ricordo più dove) all’inizio della mia passione oriental-cinefila e il plot sembrava a dir poco bizzarro e affascinante.


Una settimana nella vita di una cittadina della prefettura di Fukuoka durante la quale accadono alcune cose a dir poco strane: due meteoriti cadono a distanza di pochissimo tempo e quasi nello stesso punto (cosa più unica che rara) e una strana epidemia sta contagiando e decimando gli abitanti della città che, letteralmente, cadono come sassi e non si rialzano più. Il tutto sembra coincidere con l’arrivo di una ragazzina che ha con l’acqua un rapporto simbiotico e che, man mano che la storia prosegue, pare conoscere molte più cose di quel che sembra. Ad accompagnare Isuku (questo il suo nome) verso un destino già segnato, un compagno di scuola di cui si è nel frattempo innamorata.

Un’opera alquanto complessa, stratificata, sospesa in un eterno limbo, soffocante come il caldo torrido che trasuda da ogni inquadratura. Ishii Sogo utilizza i giovani attori come dei burattini (forse poco espressivi ma sicuramente efficaci) e crea un’atmosfera ipnotica, giocando tutto su inquadrature grandangolari, rallenti e un montaggio non convenzionale che ha un certo sapore sperimentale. Altro elemento fondamentale per la riuscita (sì, perché il film nonostante tutto è un buon film… forse non ottimo ma di certo meritevole di una certa attenzione) di quest’opera è il lavoro certosino effettuato sul reparto sonoro. I rumori vengono accentuati o affievoliti per esigenze creative, fuoriuscendo da una mera logica di realistica rappresentazione ambientale. E la musica, fatta di suoni elettronici di una certa potenza evocativa, riesce ad ammaliarti e a catturare la tua attenzione (in questo senso, mi ha ricordato un po’ Picnic at Hanging Rock).

Funziona molto bene fino a metà. Poi risente di una narrazione che si dirige verso territori un po’ troppo inverosimili e di difficile comprensione. Ma questo approccio filosofico verso il tema (molto giapponese) della natura e del destino cattura e fa riflettere. E certe sequenze lasciano il segno.

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3 pensieri su “su_August in the Water

  1. stimo ishii sogo per il suo eclettismo e l’essere genuinamente un alternativo, uno che se ne frega di qualsiasi tema o stile in voga per perseguire la sua strada (tra l’altro l’anno scorso ha cambiato nome…di nuovo). questo august in the water mi manca, tenterò di rimediare al + presto

  2. Quando ha fatto i primi film ha davvero fatto qualcosa di nuovo. Poi, come per tutti, il tempo è passato. Però sono d’accordo con te sul fatto che è un autore e che spesso vedere i suoi è un’esperienza intellettuale e non solo un intrattenimento.

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