su_Love in a Puff

Love in a Puff è esattamente ciò che un’amante del cinema di HK si aspetta da una commedia diretta da Pang Ho-cheung. Fresca, divertente, girata da dio, scritta benissimo e capace di trattare temi, stili e sentimenti anche molto diversi con una leggerezza narrativa che fa invidia a chiunque.

Cherie (Miriam Yeung) e Jimmi  (Shawn Yue) si incontrano per caso in una di quelle pause-sigaretta che, da quando la legge anti-fumo ha preso piede anche ad Hong Kong, hanno assunto al ruolo di zona di incontro sociale, nel quale la chiacchera libera la fa da padrona e gli aficionados diventano piano piano amici e, come nel caso dei nostri due protagonisti, anche qualcosa di più.

Un rapporto strano, quasi adolescenziale nel modo di porsi ma totalmente adulto nella complicazione mentale che lo fa andare a corrente alternata. Cherie è un po’ più vecchia di lui ed è già sentimentalmente impegnata, Jimmi è stato appena lasciato dalla sua ormai ex-ragazza (sostituito da un gweilo francese). Fra una sigaretta e l’altra, fra un sms e l’altro, si conoscono, escono insieme, si divertono, passano alcuni momenti sereni e spensierati. Poi arriva il momento di fare sul serio e di dare una svolta alla loro vita. Ma ne saranno capaci? E, soprattutto, è davvero questo che vogliono… entrambi?

Deliziosa love-comedy, leggera come la nuvola di fumo che aleggia su tutto il film, Love in a Puff riesce mirabilmente a toccare le corde giuste delle emozioni e dei sentimenti trattenuti dai due protagonisti… amici, confidenti, ancora prima che amanti. Il sesso non c’entra (emblematica in questo senso la scena ambientata al love-hotel), quello che c’entra è quel senso di complicità che rende una storia d’amore “vera”.

Grazie ad una regia capace di immagini di toccante semplicità e bellezza (è sempre una gioia per gli occhi vedere all’opera Pang Ho-cheung), ad una sceneggiatura miracolosamente efficace, fra dialoghi nonsense e interviste ai protagonisti del film (in stile documentario 8mm) e a degli attori che con una invidiabile naturalezza sono in grado di trasformare la finzione in momenti di vita quotidiana del tutto simili alla realtà, il film riesce in un compito non facile: dare allo spettatore un ruolo attivo, quasi come fosse uno di questi amici fumatori, che mentre assaporano quel meritato attimo di libertà fumante nicotina si raccontano storie di paura e momenti esilaranti ma imbarazzanti, si intrecciano sguardi e relazioni, ci si prende una pausa dalla vita vera e si riflette su come andare avanti. Da soli o con qualcuno accanto.

Un piccolo grande film, un gioiellino che riporta in auge il cinema dell’ex colonia inglese, di quelli che ti ricordano il perché lo si ama così tanto e incondizionatamente.

 


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