su_Tampopo

Finalmente ieri ho trovato il tempo di vedere TAMPOPO e di avvicinarmi, quindi, all’inedito universo cinematografico di Itami Juzo. Ne avevo sentito parlare come di un maestro della commedia sociale, capace di ritrarre con irriverenza e notevole ritmo comico storie che descrivono momenti di quotidianità giapponese.

Ebbene, mi è bastata solo questa visione per rendermi conto di essere di fronte ad un capolavoro e ad un autore che si colloca immediatamente nell’olimpo dei più grandi. Poche volte infatti mi è capitato di assistere ad una narrazione così avvincente. Gag e momenti esilaranti si intersecano con altri più riflessivi e romantici, creando un puzzle impazzito che ha come unico filo conduttore “il cibo” e il rapporto che le persone hanno con esso.

Dopo un incipit meta-filmico da applausi, inizia la storia principale. Due camionisti (interpretati da uno scafato Tsutomu Yamazaki e da un giovanissimo Watanabe Ken) stanno viaggiando di notte sotto la pioggia e ad un certo punto si fermano per un ristoro presso un ristorante di ramen. Qui si scontreranno con uno yakuza che poi diventerà loro amico ma soprattutto faranno la conoscenza di Tampopo, una madre single non più giovanissima che gestisce il locale senza successo anche per colpa dei pessimi ramen che prepara. Ad aiutarla ci penseranno i nuovi arrivati e qualche altro strano personaggio che incontreranno nel loro cammino verso la nascita di un ramen-ya (ristorante di ramen) di successo.

Ciò che colpisce è la scioltezza registica di Itami, che gioca con i suoi personaggi (caratterizzandoli molto senza però trasformarli in macchiette) e gioca con il pubblico. L’inizio è emblematico, con il gangster che guarda in camera e parla direttamente con “noi”. Una specie di dichiarazione di intenti, come a dire: ciò che vedrete sarà un gioco a cui parteciperete anche voi. E questa narrazione ludica continua con gli intermezzi tragicomici che saltuariamente fanno da transizione, da stacco (fra una macro-scena e l’altra) all’interno della narrazione principale. C’è la vecchietta che fa i dispetti al gestore di un supermarket, c’è la madre ammalata e in punto di morte che, all’arrivo del marito, resuscita temporaneamente pur di preparargli la cena, c’è il corso su “come si mangia un piatto di spaghetti all’italiana in silenzio” che sfocia in un inesorabile risucchio all’ennesima potenza …e c’è la sotto trama gangster con gli incontri sessuali legati al cibo fra un giovane e irascibile yakuza (un giovane ma già carismatico Yakusho Koji) e la sua sensuale compagna.

Non manca qualche sporadico momento di stanca (forse l’episodio con i senzatetto è un po’ troppo tirato per le lunghe) e c’è da dire che una scena come quella della “preparazione culinaria della tartaruga” non è per tutti i gusti, però il film è una vera gioia per gli occhi e la gola!

Un film che si inserisce benissimo in quel sotto-genere (cinema & cucina) che comprende altri film degni di nota come “Mangiare bere, uomo donna” di Ang Lee o “Il pranzo di Babette” di Gabriel Axel.

Ho letto sul web che c’è chi lo considera un western urbano, anomalo e grottesco: sono d’accordo, la struttura narrativa è proprio quella come anche i personaggi (a partire dal protagonista, col cappello perennemente in testa e lo sguardo da chi ha vissuto una vita intensa).

Se non l’avete ancora visto, recuperatelo e godetevi una serata all’insegna di un divertimento tutto, è il caso di dirlo, in salsa giapponese!

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2 pensieri su “su_Tampopo

  1. Bel film, anche a distanza di tempo. Itami Juzo era notevole. Al di fuori del cibo Osoushiki (The Funeral) rimane un punto di riferimento sui costumi giapponesi.

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