Come ti traduco un titolo?

Recupero (da vecchie blog-chiaccherate di qualche anno fa) un altro argomento curioso e simpatico di discussione cinefila. Un argomento legato al cinema e alle opere che arrivano nel nostro Paese: le traduzioni italiane dei titoli dei film.

Vi sono traduzioni che modificano sostanzialmente il senso del film, che banalizzano, che fuorviano, che fanno ridere e, più spesso, che fanno piangere per la loro idiozia. Ma, a dire il vero, il più delle volte non hanno proprio senso. Spesso basterebbe un lieve adattamento. Oppure, mantenere il titolo originale e poi, eventualmente, aggiungere un sottotitolo. A volte succede. Ma molte volte no.

Ecco qualche significativo esempio di traduzioni fuori dal comune:

– Se mi lasci ti cancello (tit.originale “Eternal sunshine of the spotless mind”)
– La notte brava del soldato Jonathan (tit.orig. “The beguiled”)
– Sex Crimes (tit.orig. “Wild Things”) –> cioè come sostituire un titolo inglese con un altro titolo… inglese!
– Furyo (tit.originale “Merry Christmas Mr.Lawrence”)
– Il furore della Cina colpisce ancora (titolo internazionale “The big boss”)
– Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (tit.orig. “Avanti!”)
– Lo sbirro, il boss e la bionda (tit.orig. “Mad dog and glory”)
– Tutte le ore feriscono… l’ultima uccide (tit.orig. “Le Deuxième souffle”)
– A Venezia… un dicembre rosso shocking (tit.orig. “Don’t look now”)
Non drammatizziamo… è solo questione di corna (tit.orig. “Domicile conjugal”)
– Tutti insieme appassionatamente (tit.orig. “The sound of music”)
– Svalvolati on the road (tit.orig. “Wild hogs”)
– I guerrieri della palude silenziosa (tit.orig. “Southern comfort”)

…ma forse il primo premio lo vince ancora lui:
– Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo (tit. internaz. “The one-armed boxer”)

Voi che ne dite? Volete contribuire con qualche altro esempio? 🙂

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9 pensieri su “Come ti traduco un titolo?

  1. Su questo argomento ho avuto occasione di parlarne con distributori quali Bim, Lucky Red, Fandango etcetc..
    Segnalo anche un articolo uscito un mese fa su Donna di Repubblica che trattava l’argomento.

    Da cinefilo non posso che arrabbiarmi quando vedo un titolo come Se mi lasci ti cancello, oppure l’ultimo film di Sam Mendes che diventa American Life.
    Però come dicono i diretti interessati, non bisogna far filosofia. Su ogni film c’è una società che fa un investimento, e dietro quella società ci sono persone che lavorano. Il cinema d’autore in Italia va sempre peggio ed è sempre più difficile.
    Un filmone come Il Profeta ha incassato 400mila euro circa. Zalone è arrivato a 43 milioni. Fate due conti.
    Quindi è vero che Se mi lasci ti cancello è un titolo orribile, però è altrettanto vero che il distributore dirà: io con quel titolo ho incassato più di tutti gli altri distributori Europei.
    Uguale la Bim con American Life ha incassato più del distributore francese, nonostante un film generalmente in francia vada meglio che da noi.

    Se questo può essere uno dei piccoli espedienti per far sopravvivere la distribuzione d’autore, ci passo sopra! Perchè al momento il pubblico italiano guarda altre cose.

  2. Interessante approfondimento, il tuo, watanabe.
    By-passando titoli molto complessi come quello del film di Gondry (tenerlo in originale era complicato e ancor di più, forse, tradurlo letteralmente), ciò che però non comprendo è come una traduzione decente e un po’ meno fantasiosa, possa creare un deficit al botteghino.

  3. beh per quanto riguardo il filone “se mi…ti…” il discorso può essere più che verosimile perchè il pubblico credulone si aspetterà una commedia romantica anche quando non c’azzeccano niente come per gondry o per i coen con prima ti sposo poi ti rovino (in orinale intolerable cruelty).
    recentemente c’è stato anche un piccolo caso per thank you philip morris diventato colpo di fulmine da noi.
    comunque a me il mitico tutte le ore feriscono l’ultima uccide mi piace nella sua prolissità 😀

  4. @curiositizen
    Dobbiamo sempre entrare nell’ottica che il cinefilo giovane non è una categoria rilevante ai fini dell’incasso. I numeri si fanno con la gente comune, nel caso dei film d’autore con un pubblico adulto, borghese, che va principalmente in sale cittadine.
    In questi casi il titolo conta, e tanto. Perchè la donna di 50anni appassionata di cinema, ad oggi non è ancora abituata ad andare su internet e cercare le info sui film. Per questa fetta di mercato, un titolo diverso può fare la differenza. Segue sotto in altra risposta.

    @EDA: ho parlato con Lucky Red proprio di quel film. Il titolo originale era I Love you Philip Morris.
    Effettivamente senza uno straccio di informazione, a me questo titolo fa pensare che sia un film sulle sigarette, in alternativa un film d’amore.
    Così hanno pensato di puntare su Colpo di Fulmine – Il genio della truffa.
    A me non piace, magari è sbagliato e si poteva fare di meglio, però capisco le intenzioni di partenza. Perchè un titolo come: ti amo philip morris. Non avrebbe funzionato.

    1. che memoria di merda che ho, è già il secondo refuso che mi segnali 🙂
      comunque si, in effetti è un caso limite e posso capire che ci possa stare togliere il riferimento a una marca di sigarette, ma ricordo anche che nel trailer italiano fecero un pò i furbetti togliendo praticamente tutti i riferimenti alla storia omosessuale tra i due protagonisti. questa è un’altra delle pratiche commerciali – assieme alla traduzione dei titoli – che sarebbe simpatico indagare

  5. Io penso che Se mi lasci ti cancello sia il peggior titolo che sia mai stato pensato. Tra film cult che mi vengono in mente il cui titolo è stato cambiato c’è “L’attimo fuggente”, che in origine era “Dead Poets Society” e “Reservoir dogs”, il nostro “Le iene”, che forse, però, era intraducibile… Un altro film che mi viene in mente è “Poeti dall’inferno”, uno dei primi film con Leonardo DiCaprio, che in originale era “Total eclipse”.
    Direi di fondare un’associazione per mantenere in originale i titoli dei film e anche per distribuire in più sale i film in lingua originale 🙂

  6. Interessante quanto dice Watanabe , però a tutto c’è un limite, non è giustificabile il fatto che per incassare 20 mila euro di più si stravolga il titolo di un film, operazione che da noi avviene da decenni (basti pensare a tutti i film di Bruce Lee che vengono anche qui citati o a Le cercle rouge di Melville orribilmente trasformato in I senza nome, era il 70, il cinema italiano non era in crisi, il film era con attoroni famosissimi, non ervivavno trappole patetiche).
    In molti altri paesi europei il titolo rimane quello originale e amen, con buona pace dei distributori.
    Tanto i risultati mi pare che non arrivino: sempre più schifezze e sempre meno cinema di qualità.

  7. Interessante quello che scrivi e che commentano gli altri lettori… occupandomi (anche) di traduzioni, mi ha sempre incuriosito (e in alcuni casi irritato/amareggiato/ecc.) la questione dei titoli tradotti “a vanvera” o “a piacimento”, per questioni di appeal, marketing, ecc.
    Essendo il mio campo d’azione e traduzione quello d’Oltralpe, i titoli che mi vengono in mente così d’emblée sono titoli francesi, come Les Textiles (tradotto “Nudisti per caso”), Hors de prix (tradotto Ti va di pagare?), La Doublure (letteralmente “La controfigura”, tradotto invece “Una top model nel mio letto”)… nessun imperdibile capolavoro della cinematografia, certo; quindi, come si diceva, probabilmente il fatto di ammiccare allo spettatore italiano solleticando la sua curiosità voyeuristica con questi titoli assai distorti non ha fatto che portare beneficio alla pellicola stessa… tant’è.
    Lo stesso iperlodato – a torto o a ragione – Favoloso mondo di Amélie contiene, nel titolo, una “svista” non di poco conto, che non sta ovviamente nell’aver omesso il cognome della protagonista: un titolo come “Le fabuleux destin d’Amélie Poulain”, poteva, in effetti, fa venir di accorciarlo… ma sostituire “destino” con “mondo” cambia – non poco, a mio modo di vedere – la prospettiva e gli orizzonti della pellicola! Sono d’accordo che si debba contestualizzare il titolo (e non solo quello) delle opere (siano esse cinematografiche, letterie o altro), adattarlo alla cultura e al target a cui ci si rivolge, ma reputo che in troppi casi tale operazione venga eseguita senza porsi troppi scrupoli, mentre sarebbe il caso di adoperare pinze e cesello!

    1. Infatti, è un tema interessante e vedo che ha un certo appiglio fra i cinefili duri e puri 🙂 grazie anche a te per il tuo intervento. E’ che può sembrare solo un argomento superficiale o da puristi del cinema invece credo sia semplicemente una questione di rispetto verso il lavoro altrui.

      ciao

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