Weird_frames

Ogni regista ha il suo modo di guardare al mondo.

Si chiama stile e per alcuni è fortemente identificativo (perché giocato su dinamiche prettamente visive, penso a Tim Burton, Lynch o Lars Von Trier) mentre per altri questa caratteristica si esprime in modi meno immediatamente riconoscibili, perché nascosta tra le maglie della sceneggiatura (David Mamet docet).

Da un punto di vista dell’immagine, vi sono registi classici (che impongono cioè una regia legata ad un modo di fare cinema tradizionale) come Clint Eastwood, mentre altri utilizzano stilemi tecnici che fanno da filo conduttore visivo di tutta una carriera (De Palma, ad esempio, è e sarà sempre associato allo split-screen e al piano sequenza a dir poco tortuoso).

Perché dico questo? Perché ogni tanto, quando guardo un film, mi capita di imbattermi in qualche strana inquadratura. Un frame più o meno di breve durata decisamente non convenzionale e mi chiedo: perché? Cosa è passato per la mente al regista per ideare/girare e montare una tale stranezza visiva?

Inizio questa rubrica dedicata ai “Weird_frames” con un movimento di macchina davvero particolare.

Appartiene ad Ososhiki (The Funeral) folgorante esordio alla regia del giapponese Itami Juzo. Il tanto atteso e tormentato funerale sta avendo luogo e, ad un certo punto, la mdp volge lo sguardo verso il basso e con un movimento irregolare (camera a mano) segue con precisione chirurgica il percorso del filo che parte da un microfono (utilizzato per l’oratoria del monaco buddhista), prosegue per il mixer e giunge (dopo aver attraversato gli angoli più bui della stanza) all’autoparlante collocato all’esterno dell’abitazione:

   
   

Che dire… una scelta davvero spiazzante!

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4 pensieri su “Weird_frames

  1. Bella rubrica! Spero di leggere altri tuoi post del genere.
    Fra l’altro nello stesso film anche la scena che inquadra i piedi delle persone sedute in posizione formale che non ne possono più non è niente male …

    1. @Franco: Esatto, quella dei piedi è divertentissima!

      @watanabe: La carrellata laterale di OldBoy è una bella trovata, in effetti… poi però, come dici tu, si è un po’ inflazionata. Park Chan-wook cmq di inquadrature strane ne conosce un bel po’ 🙂

  2. Bella rubrica. Mi capita spesso di ricordarmi di un film magari solo un piano sequenza che mi ha colpito. Ho appena visto “Enter the void” di Noè; sono quasi morto, ma il film è bello e pieno di strane e efficaci inquadrature. O anche la scena iniziale de “I senza nome” con la telecamera che esce dal finestrino del treno. Come ha fatto?
    Ciao.

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