Feff 13_ seconda parte

Spacciato come un horror sperimentale e pubblicizzato per essere stato girato con un iPhone 4 (in realtà pubblicità abbastanza ingannevole, in quanto all’iPhone sono stati poi applicati adattatori che consentono di utilizzare ottiche professionali e il tutto è stato montato su crane e steadycam di livello cinematografico… in barba all’amatorialità tecnica del progetto e al messaggio intrinseco “se faccio un film con l’iPhone allora lo potete fare anche voi”), il medio-metraggio (33 minuti) diretto Park Chan-Wook e dal fratello Park Chan-Kyung è un esperimento fra il documentario e la videoarte, con un inizio da videoclip. L’idea di base non è nemmeno male e la costruzione narrativa potrebbe funzionare (ad una prima parte mistery e notturna segue un epilogo legato ad antiche usanze religiose coreane), peccato che chi guarda Night Fishing più che rimanere affascinato o sconvolto, resta perplesso e deluso. O perlomeno, questo è stato il mio atteggiamento a fine proiezione. Mi spiace ma mi tocca bocciarlo (quasi) totalmente.

All’interno della rassegna Pink Wink sul cinema erotico giapponese della casa di produzione Kokuei. Mi interessava questo titolo (più di altri) perché esordio alla regia di Suo Masayuki, autore fra i più importanti e famosi in Giappone negli anni ’90 (suoi sono film dall’enorme successo come “Shiko Funjatta” e “Shall we dance?“). Certo, la qualità artistica non è l’obiettivo principale di questo genere di pellicole e Abnormal Family non fa eccezione. Però una cosa sorprende: la visione comico-assurda del trantran quotidiano, noioso e ripetitivo, che la “famiglia anormale” (con a capo un irriconoscibile Ren Osugi, che poi diverrà attore prolificissimo per numerosi registi, fra cui Kitano Takeshi) subisce senza colpo ferire. Tutti sembrano manichini che vivono la loro vita all’interno di una enorme bolla di sapone. Il sesso non è tanto una liberazione o uno sfogo,ma uno dei tanti elementi noiosi di una vita monotona. Simpatico il riferimento al cinema di Ozu, con le riprese ad altezza tatami che ne richiamano palesemente lo stile. Da vedere solo per curiosità.

Altra incursione nel cinema dei fratelli Hui: qui facciamo un salto in avanti di ben 12 anni rispetto a The Private Eyes e Michael Hui non cura più la regia (affidata in questo caso a Clifton Ko). La comicità non ne risente affatto e anzi, le gag si susseguono senza sosta in un turbinio di situazioni che portano lo spettatore a non avere tregua e a ridere dall’inizio alla fine. Il film narra delle disavventure di un piccolo ristorante di anatre arrosto alle prese con i controlli del servizio igiene e con la concorrenza di una specie di McDonald’s che ha aperto i battenti proprio di fronte, sull’altro lato della strada. Una comicità sì di grana grossa ma capace contemporaneamente di fotografare con acume e critica sociale la vita e le emozioni del popolo dell’ex colonia britannica. Pure in questo caso si sprecano i momenti indimenticabili: da menzionare perlomeno la lotta fra mascotte dei due ristoranti, con Michael e Ricky Hui a darsele di buona lena travestiti rispettivamente da anatra e pollo, e la sequenza del controllo igiene coi topi che cadono dal soffitto e i dipendenti del ristorante che cercano di nasconderli nei modi più assurdi e spassosi!!
 

Senza parole. Dedicherò il mio prossimo post a questo CAPOLAVORO di Hiroki Ryuichi. Comunque, il più bel film che ho visto al Feff da qualche anno a questa parte.
 
Una piccola sorpresa, forse non del tutto riuscita ma meritevole d’attenzione (a partire dai bellissimi titoli di testa). Un film ad incastro con quattro episodi che parlano dell’amore e delle sue inevitabili complicazioni. Forse latita un po’ il ritmo, specie all’inizio con quei lunghi piano-sequenza a seguire i due protagonisti che camminano e scherzano, e anche una certa originalità d’insieme (se non fosse per lo stile di regia, molto diverso, parrebbe un film di Wong Kar-wai: stesse tematiche, stessi giochi delle parti), però lo sforzo di realizzare qualcosa di nuovo c’è e si vede. Ed una Hong Kong fotografata così non si era forse mai vista. Menzione speciale alla cantante-attrice Kay Tse, protagonista del secondo episodio, che ricorda l’innocenza e l’ingenuità della Faye Wong di Hong Kong Express, e ai due registi esordienti nel lungometraggio Jimmy Wan e Derek Tsang, figlio di Eric (che qui appare in un breve ruolo nel terzo episodio).
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2 pensieri su “Feff 13_ seconda parte

  1. YEEEHH!! Grazie per il link!! 🙂
    Presto farò anche io la lista film con recensioni varie, per ora c’è solo il report della sciagura capitata dopo la vostra partenza!! 😛

  2. sull’operazione di Park Chan-wook ci avevo preso.. ma poi che senso ha fare un film con l’iphone e poi montarci super ottiche e segate varie? Se non quello di farsi pagare profumatamente da Apple per farlo.

    Speriamo riprenda la retta via Park…

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