Rece-Mix #3

Ci sono ancora. Appaio solo ogni tanto ma sono vivo. E’ che è un periodo abbastanza incasinato. Passerà.

Due film ri-visti e ri-apprezzati. Ecco qualche commento sparso:

  • LA VITA PRIVATA DI SHERLOCK HOLMES, di Billy Wilder: visto in compagnia di moglie e coppia di amici, questo piccolo capolavoro del Wilder “ultima fase” è sempre un bel vedere. Dialoghi geniali, caratterizzazioni efficaci, regia capace di sfornare alcune scene magistrali (una per tutte, l’esilarante balletto russo con Watson che si ritrova a ballare prima abbracciato alle ballerine e poi con i ballerini… il tutto a causa di una voce infondata sulle sue preferenze sessuali). E un protagonista cinico, misogino e drogato. Come pare sia stato nella realtà. Consigliatissimo a chi desidera passare una serata piacevole ma con intelligenza.
  • LOST IN TRANSLATION, di Sofia Coppola: lo vidi al cinema otto anni fa (!)… e mi piacque. Dopo tanto tempo non cambio idea e continuo a trovarlo un film che ci dice qualcosa su noi stessi e sulle nostre debolezze. Della Coppolina ho visto solo questo e il suo film d’esordio, quindi non mi dilungo nel parlare dell’evoluzione o involuzione che ha avuto col passare del tempo (mi dicono che Somewhere, nonostante i premi, non sia un granché). Però, questa storia di solitudine e amore sussurrato (il finale, intenso e bellissimo mi è sempre rimasto impresso) funziona e il feeling fra il 50enne Bill Murray e la 19enne Scarlett Johansson è palpabile. E tutto intorno una Tokyo (o almeno un paio di quartieri, Shinjuku e Shibuya) notturna e colorata in cui perdersi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Rece-Mix #3

  1. Lost in Translation ha il coraggio di parlare di un amore fuori tempo e fuori luogo, un amore che nel caso di Scarlett e Bill nasce e muore nel breve soggiorno a Tokyo.
    Somewhere è un buon film ma in sostanza sembra essere un deja vu di questo film. Guarda piuttosto Marie Antoinette quello si che è un bellissimo film.

  2. Rimane a mio avviso il miglior lavoro della Coppola, e molto della riuscita è dovuto alla prova superba di Bill Murray, ironico e stanco al punto giusto. Il finale poi rimane una sorta di mistero glorioso che ogni tanto ti si riaffaccia in testa.

    Missile

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