su_Un anno vissuto pericolosamente

Un anno vissuto pericolosamente è un film del 1983 diretto da Peter Weir.

Weir è uno di quei (pochi) registi che non mi hanno praticamente mai deluso. Anche quando realizza opere imperfette (prendo il caso di Mosquito Coast) imprime sui film un marchio che rimane indelebile e rispecchia lo stile che lo caratterizza: un narratore capace di raccontare, per immagini e suoni, l’uomo (spesso debole, con le sue passioni e idiosincrasie), la natura (a volte pacifica, a volte violenta, sempre misteriosa) e il destino (il più delle volte già segnato ma che i protagonisti cercano con tutta la loro energia di cambiare).

In questo caso, il reporter australiano Guy Hamilton (un giovane Mel Gibson) viene spedito a Giacarta per sostituire un suo collega che è dovuto partire improvvisamente. Lasciato solo e senza contatti, Hamilton non è in grado di cavare un ragno dal buco finché non incontra il foto-cineoperatore Billy Kwan (interpretato da una donna, Linda Hunt, che per questo ruolo vinse un Oscar), ben inserito in quel mondo e pieno di agganci politici e militari. Fra di loro nasce una strana amicizia, una simbiosi che pare quasi architettata dallo stesso Billy, personaggio interessante e moralmente integro (seppur ambiguo in certi suoi comportamenti).

Hamilton  resterà coinvolto in una liaison amorosa con una affascinante diplomatica britannica (Sigourney Weaver) e verrà a contatto con la povertà di un Paese, l’Indonesia, sull’orlo della guerra civile.

Ricordato come uno dei migliori esempi di “cinema & giornalismo”, il film di Peter Weir affascina soprattutto grazie al sapiente uso della voce narrante (Billy) che presenta (rielaborandone i pensieri) gli avvenimenti e i personaggi coinvolti in questa storia.

Fotografia eccelsa di Russell Boyd (collaboratore del regista fin dai tempi di Picnic at Hanging Rock), musica di Maurice Jarre.

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Un pensiero su “su_Un anno vissuto pericolosamente

  1. Non lo vedo da diversi anni, ma me lo ricordo molto bello. E poi c’è Sigourney Weaver…
    Anche a me Weir non ha quasi mai deluso, e comunque nella sua carriera ha già sfornato diversi capolavori. Peccato che latiti da un po’ di tempo…

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