Departure

Ultimamente il caso ha voluto che m’imbattessi più volte in ciò che, specie qui in Occidente, viene ancora visto come un tabù: la morte o, più precisamente, la cerimonia che saluta l’addio di una persona. Parlo del funerale, in tutte le sue varianti culturali.

Dopo aver visto recentemente uno dei film che meglio raccontano (con sarcasmo e spregiudicatezza) tale momento della vita, “Ososhiki / The Funeral” di Itami Juzo, ieri ho partecipato al funerale del padre di un amico d’infanzia… e tale drammatico evento è accorso proprio nei giorni in cui ero preso nella lettura del toccante “Al tempo di papà“, romanzo a fumetti semi-biografico di Taniguchi Jiro.

E in questa atmosfera autunnale mi sono tornati alla mente i film che trattano chi con delicatezza, chi con ironia, questo momento ultimo della vita di ognuno di noi. L’incipit de “Il Grande Freddo” di Kadsdan e l’inizio del malinconico “Love Letter” di Iwai, il memorabile finale de “L’uomo che amava le donne” di Truffaut, per non parlare del cupissimo dramma generazionale, a firma Sidney Lumet, “Onora il padre e la madre”.

Oppure quello che fa da “colonna visiva” a questo intenso brano composto (e diretto) da Hisaishi Joe (“Departures / Okuribito“):

 

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