ReceMix #5

  • Lost Paradise  –  Semi-sconosciuto in Occidente, questo melodramma giapponese (tit.orig. Shitsurakuen) ha avuto un discreto successo all’epoca della sua uscita (1996). Tratto da un racconto di Junichi Watanabe ed interpretato con notevole dedizione dai due protagonisti (il sempre ottimo Yakusho Koji e Hitomi Kuroki, che grazie a questa interpretazione ha vinto il Japanese Academy Prizes, l’Oscar nipponico) il film racconta della travolgente passione extraconiugale tra un redattore di mezza età ed una giovane tipografa e della decisione finale di suicidarsi insieme (riportando in auge il classico tema giapponese del doppio suicidio d’amore, già portato sullo schermo nel 1969 da Masahiro Shinoda). Un film strano, fuori dalle mode, pervaso da un’atmosfera rarefatta, composto da inquadrature poco convenzionali e tempi dilatati.

  • Will Hunting  –  Rivisto dopo molti anni (forse dall’epoca dell’uscita nei cinema), il film di Gus Van Sant è invecchiato molto bene ed è uno dei pochi esempi di buon equilibrio fra cinema indipendente e major USA. La sceneggiatura (premiata agli Oscar) scritta dagli stessi Damon e Affleck solo in superficie è il classico canovaccio di formazione… in realtà nasconde ottimi spunti di riflessione non banali e i dialoghi piuttosto schietti vanno al di là del perbenismo hollywoodiano. Robin Williams è in parte e non gigioneggia esageratamente, mostrando finalmente ciò di cui è capace. Ottima performance della giovane Minnie Driver.

  • Kiseki / I Wish –  Come ogni film di Koreeda Hirokazu anche questo Kiseki mostra enormi potenzialità ma anche una mancanza di sintesi che porterebbe a mio avviso ad una migliore fruizione. I pregi superano di gran lunga i difetti, sia chiaro. Ad esempio è stupefacente  la capacità di Koreeda e del suo staff di dirigere i bravissimi bambini protagonisti (quasi assoluti) del film. Tale sensibilità l’aveva già ampiamente dimostrata col precedente ed acclamato Nobody Knows ma ogni volta ha dell’incredibile. Pecca solo di un’eccessiva lunghezza nella parte centrale (complice lo stile semi-documentaristico tipico di Koreeda) che affatica leggermente la visione. Ad ogni modo, un delicato e profondo film sui rapporti d’amicizia e di famiglia nel Giappone moderno che diventa, nell’ultima mezzora, cinema “on the road”.
  •  Drive  –  Dopo che tutti ne hanno parlato e lo hanno recensito, arrivo anch’io! Mi piacerebbe poter dire (per uscire dal coro) che dissento da tutti e lo considero una mezza ciofeca ma non lo farò. Mi tocca anzi re(in)censirlo utilizzano i toni entusiastici di tutti. Un film davvero epocale, e lo si capisce fin dalle prime scene dove il regista vuole andare a parare. Un noir moderno (con punte thriller e horror di grande impatto emotivo) che prende spunto dai capolavori e dai maestri del genere (Mann, Friedkin, W.Hill… ma anche Nick Ray e Fuller) senza per questo trasformarlo in un clone senza vita. Grande cinema. E di questi tempi è raro trovarne.

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