FEFF 2013 – prima parte

L’anno scorso ho annunciato la partecipazione al FEFF (Far East Film di Udine) dichiarando che al mio ritorno avrei pubblicato un mini resoconto dei film visti. Al FEFF ci sono stato ma del resoconto nessuna traccia.

Quest’anno non ho detto nulla (siamo tornati ieri dopo quasi 6 giorni di Festival) ed ecco il risultato:

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VENERDI’ 19 APRILE

A TOUCH OF ZEN: arrivati di corsa a Udine giusto per non perdermi il capolavoro di King Hu e, come volevasi dimostrare, ne è valsa la pena. Il celeberrimo kolossal cinese tratto dai racconti di Pu Song Ling è una gioia per gli occhi e poterlo ammirare su grande schermo dopo averlo potuto vedere solo su vecchie videocassette sbiadite è tutt’altra cosa. Cala un po’ nella parte finale, con l’episodio del bambino un po’ troppo raffazzonato, però il resto è una meraviglia: le inquadrature, il montaggio estremamente moderno, la colonna sonora.

IT’ME IT’S ME: Miki Satoshi è un regista decisamente interessante, sia quando dà sfogo alle storie più folli (Instant Swamp) sia quando trattiene la sua verve e la dirotta su territori più introspettivi come il bellissimo Adrift in Tokyo. Qui però, dopo un inizio che promette piuttosto bene, si perde in una storia che oltre ad essere inverosimile (che non è certo una discriminante) viene portata avanti in modo completamente random e, vero problema, ben poco divertente. Esempio di film costruito su misura per l’idol giapponese protagonista (Kamenari Kazuya, che si sdoppia in un’esagerata moltitudine di personaggi).

SABATO 20 APRILE

RAINING IN THE MOUNTAIN: il secondo e ultimo King Hu della retrospettiva è un altro importante tassello della sua cinematografia e ottimo esempio (molto ben invecchiato) di parabola sul tema del denaro e della ricchezza anche in terreni che apparentemente dovrebbero essere immuni dalla tentazione (il film è totalmente ambientato in un tempio buddista). Finale semplicemente geniale.

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THE WINTER OF THE YEAR WAS WARM: buon film coreano questo di David Cho, un dramma leggero con venature sentimentali ben orchestrate. Un produttore cinematografico senza successo e un’infermiera si scambiano l’appartamento per i weekend e, piano piano, iniziano a capire che le loro vite potrebbero avere più di una cosa in comune. Niente di trascendentale ma un sempre più raro esempio di cinema ben scritto e recitato.

FINDING MR. RIGHT: comedy-romance cinese melensa e senza senso, ambientata a Seattle. Lunga eterna e girata con un fastidioso stile da soap opera. Il finale, sulle note di “What a wonderful world”, ti fa venir voglia di assistere ad una maratona horror-splatter per riequilibrare le dosi di zucchero accumulato.

DOMENICA 21 APRILE

G’MOR EVIAN!: film punk-rock talmente edulcorato che potrebbe passare in tv la domenica pomeriggio… non che non abbia qualche bel momento ma, seppur il personaggio di Yagu sia ben caratterizzato e dalla simpatia dirompente, alla lunga non si capisce dove si vuol andare a parare e i flebili contrasti familiari sono risolti a tarallucci e vino. Godibile.

ALL ABOUT MY WIFE: 121 minuti di battibecchi fra marito e moglie, di soluzioni estreme e folli per liberarsi legalmente dal vincolo del matrimonio (il marito decide di assoldare un famoso playboy nel tentativo di far sedurre la moglie e poter chiedere il divorzio), di tentativi in extremis di recuperare l’errore commesso. Bello eh, anche parecchio divertente a volte. Però, endemico problema del cinema coreano, poteva durare una buona mezz’ora in meno.

MARUYAMA, THE MIDDLE SCHOOLER: la vera sorpresa del FEFF, la famigerata “self fellatio comedy” giapponese riesce a conquistare il pubblico con la sua disarmante trama (un 14enne, il Maruyama del titolo, ha un’unica aspirazione: quella di potersi fare una fellatio da solo) raccontata però con grande ritmo e con una consapevolezza tale da trasformare un plot al massimo degno di un porno in un racconto di formazione colmo di ironia, follia e creatività. Incredibile come in Giappone si possano realizzare ancora film così!

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weeklydigest :: 1-7 aprile

Prendo spunto dalla simpatica idea di PianoB per rilanciare il blog e darmi una scadenza settimanale. Non che non abbia voglia di scrivere, è solo una questione di (poco) tempo libero e di (pochissima) organizzazione. Ecco quindi una bella sfida: raccontare in poche parole tutto ciò che di cinema ho visto, sentito o letto durante la settimana appena passata… o almeno quello degno di nota!

Bene, cominciamo:

– ogni tanto accendiamo la tv e zappingando qua e la capita di incrociare qualcosa che non ti provochi l’irrefrenabile istinto di cambiare canale… è successo con One Life, bel documentario naturalistico (con la voce italiana di Mario Biondi) che ha soprattutto un grande merito. Quello di avermi fatto scoprire il toporagno elefante;

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– preparazione per il FEFF di quest’anno: è appena uscito il programma e ci sono già alcune chicche interessanti. A breve un mini-riassunto dei must-see di quest’anno;

– ho provato a vedere Take Shelter (acquistato con pochi spiccioli a Londra qualche mese fa) ma sono riuscito solo a inserire il dvd nel lettore… non ero nel mood giusto e ho lasciato perdere. Perché una delle mie regole è: “anche un capolavoro, se visto quando non è il momento, può sembrarti una ciofeca.”

– il trailer di Come un tuono funziona alla grande…l’atmosfera sembra buona, pare quasi un mix fra “Heat” e “Point Break”. Peccato che il film non sia un granché (ne riparlerò con calma). Ennesimo esempio di trailer ingannevole.

Per ora è tutto. Passo e chiudo.

 

su_Still Walking

Visto la seconda volta, il film di Koreeda Hirokazu mi ha lasciato un’impressione ancora più favorevole… tanto da considerarlo uno dei titoli imprescindibili se si vuole comprendere davvero cos’è una famiglia giapponese e cosa si nasconde dietro una società fatta di formalismi e di parole non dette.

Non succede praticamente nulla in “Aruitemo, Aruitemo…” (titolo originale) ma questo “nulla” contiene momenti di vita vera. Una famiglia come tante, divisa da sentimenti contrastanti e dal passare del tempo ma unita (una volta l’anno) dalla commemorazione della morte del figlio/fratello che si sacrificò per salvare dall’annegamento un bambino.

L’eroico gesto viene però grottescamente controbilanciato dalla figura stessa dell’ex bambino sopravvissuto, ora ragazzo: timido, impacciato, grasso, senza arte né parte.

Il film è corale e ambientato quasi interamente fra le mura di casa Yokoyama. Il lento procedere della giornata viene scandito dal contrastato seppur formalmente cordiale rapporto fra i singoli componenti della famglia, più che dagli eventi stessi.

Un chiaro ma mai ostentato omaggio al cinema di Ozu da parte di uno dei più talentuosi autori del cinema contemporaneo e uno dei più genuini ritratti di vita di una famiglia giapponese ai giorni nostri.

Attori in parte (su tutti Abe Hiroshi e Kiri Kirin) e gestiti con la consueta abilità da Koreeda (che non sarà un virtuoso della mdp ma sa dirigere gli attori con rara sensibilità).

famiglia[Film proiettato all’interno della mini-rassegna KAZOKU, organizzata dall’associazione culturale Yomoyamabanashi]