#Passaggio in India

L’ultimo film di David Lean, maestro del cinema britannico, è un’opera strana.
Inizia come un viaggio di formazione e conoscenza di una cultura altra, prosegue come una critica (a volte tragicomica) al colonialismo britannico, per poi trasformarsi in una specie di “discesa verso gli inferi” del protagonista indiano scatenata da un episodio alquanto misterioso e volutamente non del tutto chiarito.

passagetoindia

Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore inglese E.M. Forster, Passaggio in India è un originale commistione di cinema classico (centinaia di comparse, paesaggi esotici, colonna sonora epica) e di introspezione psicologica con elementi quasi sovrannaturali (la mente va immediatamente al capolavoro di Peter Weir “Picnic at Hanging Rock”).

Una incomprensibile fretta di chiudere il cerchio (nonostante le quasi 3 ore di durata) e alcuni personaggi troppo poco approfonditi (è un peccato vedere Alec Guinness sprecato in un ruolo che non gli si addice particolarmente) non lo rendono un capolavoro, forse.

Detto questo, certi dialoghi, certe scene (l’incontro notturno fra il dottore e Mrs.Moore, il premio Oscar Peggy Ashcroft, l’incauto viaggio in bicicletta di Judy Davis, il “picnic” alle grotte) e soprattutto quell’inconsueta atmosfera fatta di esotismo, sensualità e mistero, rimangono impressi nella mente degli spettatori parecchi giorni dopo la visione.

Colonna sonora di Maurice Jarre premiata con l’Oscar.

 

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