#Mezzanotte nel giardino del bene e del male

Quando rivedi un film dopo molto tempo, hai sempre un po’ di paura. Che il buon giudizio dato ai tempi sia sostituito da commenti negativi o, peggio ancora, sbadigli. I film invecchiano male, è un dato di fatto. Non tutti, certo, ma la percentuale è pericolosamente alta.

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Mezzanotte nel giardino del bene e del male è uno dei film meno conosciuti e forse meno apprezzati di Eastwood.
Paradossalmente si colloca al centro di uno dei periodi d’oro per il regista/attore americano, perfettamente a metà fra l’apoteosi critica e di pubblico de “Gli Spietati”, meraviglioso western crepuscolare del 1993, e il successo di film come Mystic River (2004) e A Million Dollar Baby (2005).

Il motivo di tale insuccesso (di pubblico ma anche, in parte, di critica) è probabilmente solo da imputare al fatto che non sembra un film di Clint Eastwood. Potrebbe essere diretto da Robert Altman, da Woody Allen oppure da David Mamet. Ma non certo da Eastwood! E’ pieno zeppo di dialoghi, di personaggi strani e accattivanti, di umorismo, di mistero e di morte. Il che lo rende un ottimo film, uno dei suoi migliori. Ma questo cambio di stile ha probabilmente spiazzato i più rendendolo meno appetibile di altre sue opere.

Ambientato a Savannah, in Georgia, racconta le peripezie di un giornalista (John Cusack, in un ruolo che gli calza a pennello) inviato a scrivere un articolo sulla festa di Natale organizzata dal miliardario Jim Williams (il sempre sottilmente inquietante Kevin Spacey). Sotto l’albero troverà ipocrisie, stregonerie e un morto. E il suo articolo di “costume” si trasformerà in un’indagine di cronaca nera che lo coinvolgerà in prima persona.

Punti di forza: una sceneggiatura ben scritta con dialoghi intelligenti e sagaci, un’ambientazione diversa dal solito e l’irresistibile presenza scenica della drag queen Lady Chablis.

Assolutamente da recuperare.

 

 

 

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