Nora Ephron

Non esistono molte registe donne da quando è nato il cinema, più di cent’anni fa. Ve ne sono sicuramente di più ora rispetto agli anni ’60 o ancora prima, quando si contavano sulle dita di una mano (Leni Riefensthal, Maya Deren…). Ma la parità dei sessi è ancora ben lontana. Il caso forse più eclatante, e anche il più recente, di rivincita delle “women directors” è l’Oscar vinto da Kathryn Bigelow nel 2011 superando tutti gli altri autori maschi, fra cui l’ex marito James Cameron.

Ecco perché la morte di Nora Ephron colpisce ancora di più. Non è solo la scomparsa di una sceneggiatrice e regista di buon talento, ma anche la scomparsa di una delle poche che sono riuscite a farcela davvero in un mondo prevalentemente maschile.

Nata nel 1941, la Ephron inizia la carriera collaborando alla sceneggiatura del film politico “Tutti gli uomini del presidente” di Alan J.Pakula (nella vita vera è stata infatti la moglie di Carl Bernstein, uno dei due giornalisti che hanno fatto esplodere il caso Watergate). Sebbene lo script non venga alla fin fine utilizzato per la versione definitiva del film, ormai il destino era segnato.

Come sceneggiatrice collabora con il regista Mike Nichols in due film, Silkwood e Heartburn, e soprattutto è la penna di una delle commedie romantiche più famose degli anni ’80: Harry ti presento Sally.

Nei ’90 si mette dietro la macchina da presa e raggiunge quasi subito il successo con il dittico Insonnia d’amore e C’è posta per te. L’ultimo lavoro è del 2009: Julie & Julia.

Muore per complicazioni legate alla malattia di cui soffriva, la leucemia, all’età di 71 anni.

[fonte photo: blogscreenweek]

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William Finley (1942-2012)

Tornando a De Palma, vengo ora a conoscenza della morte di William Finley, attore dei primi film del regista italo-americano.

Dal viso e dalla figura piuttosto inquietante, è ricordato soprattutto per l’interpretazione del Fantasma del Palcoscenico, dall’omonimo film del 1974.

Con Brian De Palma aveva già lavorato in Le due sorelle e, più tardi, farà una breve partecipazione in The Fury, ma il ruolo di Winslow Leach gli resterà addosso per tutta la vita.


 

 

 

Kaneto Shindo (1912-2012)

100 anni. Un eccezionale traguardo che Kaneto Shindo (scomparso ieri) aveva appena raggiunto.

Negli anni 60 conobbe il successo con alcuni capolavori di particolare intensità: L’isola nuda, Onibaba, Kuroneko… giusto per citare i più noti.

L’ultimo suo film, Postcard, è targato 2010 (!) ed era stato selezionato dal suo Paese per la corsa all’oscar come miglior film straniero.

Un altro importante tassello della storia del cinema nipponico che se ne va.

Sidney Lumet (1924-2011)

Per me il linguaggio è fondamentale. Ma ciò che mi entusiasma in un film non è fare una dichiarazione politica. Preferisco farla emergere dall’umanità dei personaggi. Proprio come accade nella vita reale.” (Sidney Lumet)

Questa frase racchiude tutto il cinema di questo grande maestro, un autore che si vestiva da artigiano del cinema realizzando opere di grandissimo spessore umano e culturale filtrate però da un modo di intendere la regia decisamente d’altri tempi. Una regia prima di tutto vista come “direzione degli attori“. E che attori. Sotto di lui sono passate personalità come Heny Fonda e Al Pacino, Sean Connery e Rod Steiger, Faye Dunaway e Peter Finch, Paul Newman, Marlon Brando, Sophia Loren e Katherine Hepburn.

Ma il suo non era cinema-teatro. “Il linguaggio è fondamentale“, diceva. E lo si vede benissimo fin dall’esordio, avvenuto quando aveva 33 anni e già parecchi lavori televisivi alle spalle: LA PAROLA AI GIURATI. Qui, pur giostrando l’intero film come un set teatrale (unica location in interni, numero limitato di attori) non dà un attimo di tregua allo spettatore, studia ogni singola inquadratura come fosse l’ultima, mantiene alta la concentrazione e gestisce lo spazio e i tempi in maniera formidabile. Non a caso, il film viene scelto per la conservazione dalla Library of Congress perché giudicato “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo“.

Qualche tempo fa mi è capitato di rivedere SERPICO in tv e mi sono accorto di come la regia di Lumet sia funzionale alla recitazione (anche a quella più istrionica) ma mai succube della stessa. Di grande impatto emotivo è ad esempio la sequenza del ferimento di Serpico (Al Pacino, che lavorerà con Lumet anche nel successivo Quel pomeriggio di un giorno da cani) sul finale del film. Sequenza girata con uno stile invidiabile, in perfetto equilibrio fra la tensione psicologica e l’action poliziesco. Una regia classica (certo non è stato un enorme sperimentatore o un visionario alla Lynch), solida, potente, capace di realizzare film che col passare del tempo sono invecchiati benissimo. In questo lo accomunerei a colleghi come William Friedkin (che non a caso ha rifatto proprio La parola ai giurati nel 1997) o l’altro grande Sidney regista (scomparso anche lui recentemente): Sidney Pollack.

Se ancora non li avete visti, mi permetto di consigliare alcuni film del nostro: L’uomo del banco dei pegni (fotografia in b/n di Boris Kaufman e musiche di Quincy Jones), Il principe della città (con un grandissimo Treat Williams), Terzo grado (potente dramma poliziesco con un ottimo Nick Nolte) e il suo ultimo lavoro, Onora il padre e la madre, girato alla veneranda età di 83 anni.

E se di cinema volete anche leggere, fatevi un regalo e comprate “Fare un film“, edito dalla Minimum Fax. Vi troverete immediatamente catapultati nel mondo di Lumet, che con una scrittura semplice e discorsiva, tratteggia l’universo cinematografico di cui è stato parte integrante e spiega, anche attraverso alcuni aneddoti simpatici, cosa significa davvero fare un film ed essere un narratore per immagini.

Il regista ha moltissimo potere. Ma i risultati sono migliori quando non lo deve usare.” (Sidney Lumet)